
Come nascono i bambini? Sette leggende dal mondo, dalla cicogna a Momotaro
Prima o poi arriva, di solito nel momento meno atteso: «Mamma, ma io da dove sono arrivato?». Da sempre e in ogni parte del mondo i grandi hanno risposto a questa domanda con una storia. Alcune le conosciamo tutti, altre vengono da molto lontano. Insieme raccontano una cosa bellissima: ogni cultura ha immaginato l’arrivo di un bambino come un piccolo miracolo.
Ecco sette leggende sulla nascita dei bambini, dalla cicogna a Momotaro. Sono le stesse che abbiamo illustrato nella Favola di Benvenuto, il nostro libro personalizzato per neonati.
1. La cicogna (Nord Europa)

È la leggenda più famosa. Nel Nord Europa, in Germania, in Olanda, in Danimarca, le cicogne tornano ogni primavera a fare il nido sui tetti delle case e da secoli sono considerate portafortuna. Secondo la tradizione i bambini aspettano in uno stagno o in una palude, tra le canne e i riflessi della luna. Una notte la cicogna li avvolge in un fagotto bianco e vola sopra i tetti fino alla casa giusta.
A rendere celebre questa storia in tutto il mondo fu anche Hans Christian Andersen, che nel 1838 pubblicò la fiaba “Le cicogne”. Da allora il fagotto appeso al becco è diventato il simbolo della nascita, sui biglietti di auguri e sui fiocchi appesi alla porta.
2. Il cavolo e la rosa (Francia e Italia)

In Francia si dice ancora oggi ai bambini che i maschietti nascono nei cavoli e le femminucce dentro le rose. Anche in Italia è un modo di dire diffusissimo: «sei nato sotto un cavolo». L’immagine è tenera e domestica: basta aspettare la notte giusta e al mattino, nell’orto, qualcuno sbadiglia tra le foglie.
3. Momotaro, il bambino della pesca (Giappone)

In Giappone tutti i bambini conoscono Momotaro. Una vecchietta stava lavando i panni nel fiume quando vide arrivare con la corrente una pesca enorme. La portò a casa e, proprio mentre lei e il marito stavano per tagliarla, la pesca si aprì da sola: dentro c’era un bambino. Lo chiamarono Momotaro, che significa “il bambino della pesca”. Crescendo diventerà un eroe coraggioso, ma la sua storia comincia così, con una coppia di anziani che non sperava più di avere un figlio.
4. La nonna Samsin (Corea)

Nella tradizione coreana c’è una divinità dolcissima, Samsin halmeoni, la nonna Samsin. Vive tra le nuvole, si prende cura dei bambini prima che nascano e li accompagna fino alla loro famiglia. Si racconta che ai più timidi, quelli che non vogliono uscire, dia una piccola spinta sul sederino: per questo molti neonati hanno sulla schiena una macchiolina bluastra che scompare con la crescita. I medici la chiamano macchia mongolica, le nonne coreane la chiamano il segno di Samsin.
5. Il nome del giorno (Ghana)

Presso il popolo Akan del Ghana, quando nasce un bambino tutti vogliono sapere una cosa: in che giorno è arrivato? Ogni giorno della settimana ha il suo nome, diverso per maschi e femmine: il bambino lo porta con sé per tutta la vita. Chi nasce di venerdì si chiama Kofi o Afua, chi nasce di sabato Kwame o Ama. Sono nomi diffusissimi e raccontano a tutti, fin dal primo incontro, il giorno in cui una persona è venuta al mondo.
6. Presentato al sole (Hopi, Arizona)

Tra le rocce rosse dell’Arizona vive il popolo Hopi. Secondo la tradizione, quando nasce un bambino resta in casa per venti giorni, al riparo e al calduccio, accanto a una pannocchia di mais che lo protegge come una madre. All’alba del ventesimo giorno la nonna lo porta fuori e lo solleva verso il sole che sorge, per presentarglielo. È in quel momento che il bambino riceve il suo nome: il primo saluto tra lui e il mondo.
7. Il piccolo viaggiatore (Messico antico)

Gli Aztechi accoglievano i neonati come viaggiatori arrivati da molto lontano. Le levatrici li salutavano con parole bellissime, giunte fino a noi grazie ai cronisti del Cinquecento: sei arrivato, hai fatto tanta strada, sei stanco, ora riposa. Il bambino era un ospite prezioso, atteso a lungo, che finalmente era giunto a casa.
Perché raccontarle ai bambini
Nessuna di queste storie è vera alla lettera, naturalmente. Ma tutte dicono la stessa cosa vera: che un bambino è atteso, desiderato, accolto con meraviglia. Raccontarle ai nostri figli significa fargli scoprire che il mondo è grande e pieno di modi diversi di guardare le stesse cose. E ricordargli che la sua nascita è stata una festa.
E quando arriverà la domanda vera, quella su come nascono davvero i bambini, saprete rispondere con parole semplici e adatte alla sua età. Le leggende non sostituiscono la verità: la rendono più dolce.
La Favola di Benvenuto

Abbiamo raccolto queste sette leggende in un libro per i neonati e per chi li ha aspettati. Nella Favola di Benvenuto il vostro bambino attraversa tutte queste storie, dalla cicogna alla nonna Samsin. Poi il libro torna a casa, perché voi sapete come è andata davvero: c’eravate voi due ad aspettarlo e in quel momento siete diventati mamma e papà. Con i vostri volti, i vostri nomi, la sua data di nascita e una pagina ricordo da compilare a mano.